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Incendio
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Incendio a Helsinki
L’incendio è una reazione ossidativa (o combustione) non controllata che si sviluppa senza limitazioni nello spazio e nel tempo dando luogo, ove si estende, a calore, fumo, gas e luce.
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Gli incendi rappresentano ed hanno rappresentato da sempre il fattore di maggior rischio per le attività umane e pertanto nel corso dei tempi sono state create metodologie per prevenirli e strumenti per combatterli. In particolare, con l’aumento delle concentrazioni di persone in spazi chiusi o comunque limitati, tipico degli agglomerati urbani e con l’aumento delle attività potenzialmente pericolose, il rischio incendi è divenuto uno dei più comuni. Per quanto detto la rivelazione incendi è divenuta una necessità primaria per evitare danni alle persone ed alle infrastrutture.
Indice
1 Cause di incendio
2 Condizioni
3 Fasi dell’incendio
4 Effetti dell’incendio
5 Gli incendi in Italia
5.1 Classificazione degli incendi
5.1.1 Per tipologia
5.1.2 Per classe
5.2 Incendio di progetto
5.3 Legislazione antincendio
6 Note
7 Voci correlate
8 Altri progetti
Cause di incendio
Incendio di sostanza chimica (combustione violenta ad alta temperatura)
Un incendio può essere provocato da diverse cause sia naturali (autocombustione, fulmini, ecc) che per mano dell’uomo per motivi casuali, leciti o illeciti (fortuito, provocato o doloso).
Alcuni esempi di causa: fiamme libere (p.es. operazioni di saldatura), particelle incandescenti (brace), provenienti da un focolaio preesistente (p.es: braciere), scintille di origine elettrica, scintille di origine elettrostatica, scintille provocate da un urto o sfregamento, contatto con superfici e punti caldi, innalzamento della temperatura dovuto alla compressione dei gas, reazioni chimiche in genere.
Il triangolo del fuoco
Condizioni
per avvenire un incendio è necessario che siano presenti tre elementi fondamentali (le “tre C” o triangolo del fuoco):
il combustibile: i materiali infiammabili sono classificati in base alla loro reazione al fuoco in 7 classi da 0 (incombustibile) a 6
il comburente: ruolo svolto usualmente dall’ossigeno
la temperatura: è necessaria la presenza di un’adeguata temperatura affinché avvenga l’innesco
Combustibile e comburente devono essere presenti in proporzioni adeguate definite dal campo di infiammabilità. Se non sono presenti uno o più dei tre elementi della combustione, questa non può avvenire e – se l’incendio è già in atto – si determina l’estinzione del fuoco.
Fasi dell’incendio
Ignizione: fase principale dell’incendio, dove i vapori delle sostanze combustibili, siano esse solide o liquide, iniziano il processo di combustione e la combustione è facilmente controllabile.
Propagazione: caratterizzato da bassa temperatura e scarsa quantità di combustibile coinvolta; il calore propaga l’incendio e si determina un lento innalzamento della temperatura, con emissione di fumi.
Flash Over: brusco innalzamento della temperatura ed aumento massiccio della quantità di materiale che partecipa alla combustione.
Incendio generalizzato: tutto il materiale presente partecipa alla combustione, la temperatura raggiunge valori elevatissimi (anche oltre 1000 °C) e la combustione è incontrollabile.
Estinzione: fase finale di conclusione della combustione per Esaurimento (termine dei combustibili) e/o Soffocamento (termine del comburente, solitamente voluta per l’auto estinzione di braceri ad alta temperatura).[1]
Raffreddamento: fase, solitamente, post-conclusiva dell’incendio e che comporta il raffreddamento della zona interessata ed è in concomitanza con il solidificarsi al suolo delle sostanze volatili più “pesanti” dei residui della combustione.
Schema degli effetti di un incendio
Effetti dell’incendio
L’incendio provoca effetti di diversa natura. Oltre al panico delle persone eventualmente coinvolte, le temperature elevate possono causare fenomeni di ustione o carbonizzazione oppure seri danni strutturali nel caso di elementi in cemento, acciaio o legno strutturale, con la differenza che di quest’ultimo è scientificamente calcolabile la durata in esercizio e quindi il tempo di fuga ammissibile. Infine molto danno è causato dai gas nocivi. Ad esempio la formazione di CO2 satura l’ambiente impoverendo la presenza di ossigeno; nel caso di combustioni non “complete” si può formare il monossido di carbonio o in altri casi è possibile la formazione di gas inquinanti NOx.
Gli incendi in Italia
Classificazione degli incendi
Visione dallo spazio del vasto incendio boschivo ad Anaheim (calif) nell’Orange County.03-11-2007
Incendio di un convento abbandonato a Massueville, Canada
Per tipologia
Incendio d’abitazione
incendio d’autovettura
incendio cassonetto
incendio materiale generico
incendio industriale
incendio boschivo.
Per classe
Classe A: fuochi di solidi, detti fuochi secchi.
La combustione può presentarsi in due forme: combustione viva con fiamme o combustione lenta senza fiamme, ma con formazione di brace incandescente. L’agente estinguente raccomandato è l’acqua (agisce sul calore) ma in alternativa si possono usare estintori a polvere polivalente (agisce sulle reazioni di ossidazione) (A-B-C).
Classe B: fuochi di idrocarburi solidificati o di liquidi infiammabili, detti fuochi grassi.
È controindicato l’uso di acqua a getto pieno ma non a getto frazionato o nebulizzato. Gli altri agenti estinguenti sono la polvere (A-B-C o B-C), il biossido di carbonio (CO2 che “soffoca” l’incendio abbassando la temperatura) e la schiuma antincendio (isola la combustione dal comburente), oppure estintori idrici. L’agente estinguente migliore è la schiuma antincendio (che varia dal tipo di sostanza coinvolta nell’incendio). Oggi esistono altre sostanze che hanno superato, in termini di prestazione, i liquidi schiumogeni. Si invita a esaminare il prodotto F 500 (sviluppato da HCT-USA).
Classe C: fuochi di combustibili gassosi.
Questi fuochi sono caratterizzati da una fiamma alta ad alta temperatura, la fiamma non si dovrebbe spegnere ma bisognerebbe raggiungere la valvola a monte e chiuderla per evitare che uno spegnimento continui a rilasciare gas altamente infiammabile nell’ambiente con conseguenze devastanti in ambienti chiusi (esplosione). L’acqua è consigliata solo a getto frazionato o nebulizzato per raffreddare i tubi o le bombole circostanti o coinvolte nell’incendio. Gli altri agenti estinguenti da utilizzare sono le polveri polivalenti (A-B-C), quelle di classe (B-C), mentre l’anidride carbonica, a seguito delle recenti omologazioni, non è più abilitata all’estinzione di questo tipo di incendio.
Classe D: fuochi di metalli.
Questi fuochi sono particolarmente difficili da estinguere data la loro altissima temperatura e richiedono personale addestrato e agenti estinguenti speciali. Gli agenti estinguenti variano a seconda del tipo di materiale coinvolto nell’incendio ad esempio, nei fuochi coinvolgenti alluminio e magnesio si utilizza la polvere al cloruro di sodio. Tutti gli altri agenti estinguenti sono sconsigliati (compresa l’acqua) dato che possono avvenire reazioni con rilascio di gas tossici o esplosioni.
Un tempo esisteva anche un’ulteriore classe, la “E”, riguardante gli incendi di impianti ed attrezzature elettriche sotto tensione (i cui estinguenti specifici sono costituiti da polveri dielettriche e da anidride carbonica), adesso esiste un’apposita etichetta, apposta sull’estintore che identifica se è possibile utilizzarlo su apparecchi in tensione oppure viene riportata la dicitura “utilizzabile su apparecchiature in tensione”. I nuovi estintori idrici, nebulizzando l’estinguente in fase di erogazione, perdono la caratteristica conducibilta’ elettrica delle sostanze a base d’acqua e ne consentono l’utilizzo su apparecchiature elettriche fino a 20000 volt, anche se commercialmente le omologazioni degli estintori portatili arrivano a 1000 V ad 1 metro di distanza.
Con l’approvazione della norma EN.2 del 2005 è stata introdotta la nuova classe “F” relativa ai fuochi sviluppantesi in presenza di oli, grassi animali o vegetali quali mezzi di cottura e più in generale dipendenti dalle apparecchiature di cottura stessa.
Incendio di progetto
Il D.M. del 14.01.2008, annovera tra le azioni eccezionali a cui può essere sottoposta una struttura, anche quelle derivanti da incendi.
A tal fine la normativa fa riferimento ad un incendio convenzionale di progetto definito attraverso una curva di incendio che rappresenta l’andamento, in funzione del tempo, della temperatura dei gas di combustione nell’intorno della superficie degli elementi strutturali.
La curva di incendio di progetto può essere:
naturale: determinata in base a modelli d’incendio e a parametri fisici che definiscono le variabili di stato del compartimento antincendio quest’ultimo definito come la parte della costruzione delimitata da elementi costruttivi resistenti al fuoco
nominale: adottata per la classificazione delle costruzioni e per le verifiche di resistenza al fuoco di tipo convenzionale.
In quest’ultimo caso, nel caso di incendio di materiali combustibili prevalentemente di natura cellulosica, la curva di incendio nominale è la curva nominale standard definita come segue:
θ = 20 + 345 log10(8t + 1)
dove:
θ è la temperatura dei gas caldi in gradi Celsius
t è il tempo espresso in minuti primi.
Nel caso di incendi di quantità rilevanti di idrocarburi o altre sostanze con equivalente velocità di rilascio termico, la curva di incendio nominale può essere sostituita con la curva nominale degli idrocarburi seguente:
θ = 1080(1 – 0,325e-0,16t – 0,675e-2,5t) + 20
Legislazione antincendio
La legge 353/2000 obbliga i Comuni a realizzare i Catasti delle aree percorse dal fuoco, dispone il divieto di riedificazione di fabbricati abusivi andati distrutti durante l’incendio.
Interpretando i possibili moventi di azioni dolose, la norma pone il limite di 15 anni per la modifica di destinazione, 10 anni per introdurre nuove costruzioni non esistenti o previste a piano urbanistico prima dell’incendio, 5 anni per azioni di rimboschimento col finanziamento pubblico.
Il codice penale (artt. 423 bis, e 424) ha trasformato l’incendio boschivo da reato di danno a reato di pericolo, prevedendo la reclusione da 1 a 5 anni per colpa, e da 4 a 10 anni per incendio doloso.
Poche sentenze di condanna hanno dato applicazione a questi articoli, sia per una carente mappatura delle zone a rischio (e pubblicazione ad albo pretorio), che per l’oggettiva difficoltà a raccogliere prove distrutte dagli incendi.
La legge 349/1986 impone agli enti pubblici di costituirsi parte civile nei procedimenti penali a carico di responsabili di danni alla cosa pubblica. Il risarcimento del danno consiste nella compensazione delle spese di spegnimento, ma anche del danno al soprassuolo e al sottosuolo: per la quantificazione del danno ambientale, si effettua una stima in termini di perdita economica di prodotti legnosi e servizi non più erogabili dall’ecosistema-foresta, nonché gli oneri di rimboschimento dove il danno non è persistente.
In difetto di questa azione, può ravvisarsi un danno erariale ripetibile, da parte della Corte dei Conti, che a quel punto procede personalmente verso dipendenti e funzionari inadempienti, per atti (anche omissìvi) compiuti in violazione di diritti (Costituzione, art. 28; art. 18 Testo Unico n.3/1957 per il risarcimento alla PA dei danni derivanti da violazione di obblighi di servizio).
La Corte dei Conti ha competenza esclusiva nella valutazione del danno ambientale (DLgs. 152/2006). L’azione di risarcimento procede per danno pubblico sociale contro un patrimonio indisponibile (art. 822 e 823 c.c.), e si svolge parallelamente al procedimento penale (Consulta. n. 272/2007, Cassazione n. 06581/06). La sanzione penale pecuniaria a favore delle parti civili tiene conto delle somme già corrisposte nel procedimento contabile.
Le spese di spegnimento sono stimabili in 8.000 euro/ora per gli aerei (oltre a 1.200 euro/ora di carburante nel 2008), e 3.000 euro/ora per gli elicotteri[2]. Per la stima del danno ambientale e delle spese di spegnimento, esiste un riferimento giurisprudenziale standard (uno dei primi disponibili) tabulato dal Corpo Forestale in collaborazione con l’Università di Firenze.
Nell’analisi delle cause, sono dati rilevanti la correlazione inversa fra incendi e occupati in agricoltura, la prevalenza degli incendi in estate in aree sotto i 700 metri di altitudine oltre la quale non si trova una vegetazione secca e arida, la probabilità pari a 1/1000 che il rilascio di mozzicone di sigaretta acceso dia origine a un incendio. Le azioni determinanti sono in larga parte la negligenza e le azioni volontarie.
La legge 353/2000 identifica le operazioni di pulizia e manutenzione del bosco, attribuendo ai Comuni poteri sostitutivi dei proprietari inadempienti (con relativo addebito degli oneri), in particolare nelle aree a rischio di incendio. Al momento, gli interventi non sono detraibili dalle tasse.
La legislazione non contempla ordini interdittivi in merito all’accensione di fuochi verso piromani o soggetti protagonisti di incendi.
La Direttiva 2001/95/CE obbliga i produttori di immettere sul mercato soltanto prodotti sicuri. Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’UE, il 17 novembre 2011, spetterà alle autorità nazionali far rispettare questa nuova misura di sicurezza antincendio. Fra i prodotti oggetto di applicazione, ritroviamo la vendita di sigarette tipo Reduced Ignition Propensity.
Note
^ Lo sviluppo degli incendi
^ Convegno Nazionale di Italia Nostra, Roma, 23 luglio 2008
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Il Gruppo ARAG è un gruppo assicurativo. ARAG è l’acronimo di “Allgemeine Rechtsschutz-Versicherungs-AG”. La sede centrale del Gruppo si trova a Düsseldorf-Mörsenbroich nell’ ARAG-Tower. Il Gruppo ARAG nel mondo ha circa 3500 collaboratori e nel 2010 ha registrato una raccolta premi di oltre 1,4 miliardi di Euro. ARAG è la più grande azienda familiare nel settore assicurativo tedesco. Il Gruppo è inoltre il secondo maggior assicuratore al mondo nel ramo Tutela Legale con un portafoglio di 3,9 milioni di polizze di cui 2,5 milioni relative alle Compagnie internazionali.Indice
1 Storia
2 Struttura del Gruppo ARAG
3 ARAG Assicurazioni Rischi Automobilistici e Generali S.p.A
4 Collegamenti esterni
Storia
Il Gruppo ARAG è stato fondato nel 1935 come compagnia operante nel ramo Tutela Legale sotto il nome di Deutsche Auto-Rechtsschutz-AG (DARAG) dall’ imprenditore e avvocato di Düsseldorf Heinrich Faßbender. Con questa iniziativa imprenditoriale, Faßbender ha aperto le porte a un fruttuoso business il cui principio fondativo è: “Tutti i cittadini dovrebbero poter difendere i propri diritti, non solo quelli che se lo possono permettere economicamente.” In seguito all’espansione della Tutela Legale oltre i confini dell’assicurazione in ambito automobilistico (1949), la Compagnia estese il proprio business in altri segmenti del settore assicurativo e nel 1962 cominciò a diffondere nella vendita il concetto di Assicurazione Legale. Il Gruppo ARAG entrò nel mercato dell’assicurazione vita nel 1965 ed emise la sua prima poliza nel ramo “salute” nel 1985 dopo aver acquisito altre compagnie assicurative in quel segmento. Queste Società hanno sede a Monaco di Baviera, la seconda sede tedesca del Gruppo. Le altre Compagnie operanti nel ramo Tutela Legale sono state acquisite nel corso degli anni. Il Gruppo ARAG oggi ha Società controllate in 14 Paesi. Nel 2001, ha inaugurato la nuova sede nell’ARAG Tower di Düsseldorf-Mörsenbroich, un edificio disegnato da Lord Norman Foster e dallo Studio di architettura di Düsseldorf RKW Rhode Kellermann Wawrowsky. Principalmente a Düsseldorf, il Gruppo è stato per molti anni un attivo sponsor di numerosi club e associazioni.
Sede ARAG a Düsseldorf
Il Gruppo ARAG ha società controllate in 13 Paesi Europei (Austria, Belgio, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Portogallo, Gran Bretagna, Slovenia, Spagna e Svizzera) e negli Stati Uniti d’America.
Struttura del Gruppo ARAG
ARAG Allgemeine Rechtsschutz-Versicherungs-AG è la holding operativa per il Gruppo e gestisce il business assicurativo nel ramo Tutela Legale – in Germania e all’estero. Le compagnie specializzate nonché le società di servizi del Gruppo sono raggruppate sotto questa holding. Paul-Otto Faßbender è il principale azionista del Gruppo ARAG e, come Presidente del Consiglio di Amministrazione, è responsabile per tutte le funzioni del Gruppo. È supportato da Johannes Kathan, Werner Nicoll, Hanno Petersen e Joerg Schwarze, membri del C.d.A.. Le Compagnie assicurative collegate sono subordinate a questo gruppo dirigente.
ARAG Assicurazioni Rischi Automobilistici e Generali S.p.A
ARAG Assicurazioni Rischi Automobilistici e Generali S.p.A è la Compagnia italiana del Gruppo ARAG, con sede a Verona fin dal 1965. Ha operato inizialmente con lo scopo di assistere gli assicurati tedeschi in transito in Italia, per lavoro o per turismo. In seguito ha sviluppato la sua attività nella vendita diretta, fino a diventare quello che oggi è: una Società che si avvale di una rete di intermediari, agenti e broker, estesa su tutto il territorio. La Tutela Legale in Italia era un ramo assicurativo praticamente sconosciuto. Con una continua progressione, all’inizio soprattutto grazie ai prodotti per la Circolazione Stradale e a tutela della patente di guida, ARAG è riuscita a penetrare il mercato italiano offrendo le sue coperture che ben completavano l’assicurazione obbligatoria R.C. auto. In corrispondenza di un aumento della maturità del mercato, sono poi stati proposti prodotti di Tutela Legale per la Famiglia e per le Attività Imprenditoriali. Oggi in questi quattro ambiti si sviluppano le polizze “base” del portafoglio della compagnia, cui si affiancano coperture specifiche per il Medico, l’Azienda Agricola, il Condominio, gli Enti Pubblici e le Associazioni. ARAG presta la sua consulenza qualificata per la risoluzione di controversie attinenti l’ambito legale, in tutta Europa: dall’iniziale valutazione ed impostazione delle azioni da intraprendere, sino al pagamento della parcella dell’avvocato e alla liquidazione delle spese legali. In questo modo tutti gli assicurati, indipendentemente dall’impegno economico che la vertenza richiede, possono far valere con forza le proprie ragioni. Nel 2010 ARAG Assicurazioni S.p.A., che conta 139 dipendenti e ha raccolto premi per un totale di 90,1 milioni di euro, è leader del mercato italiano nel ramo Tutela Legale con una quota del 31%.
Collegamenti esterni
ARAG Assicurazioni Rischi Automobilistici e Generali S.p.A
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Sono naturalmente provvisti di trazione integrale sulle 4 ruote, solitamente hanno il telaio maggiormente rialzato e delle sospensioni indipendenti con un’escursione particolarmente ampia per poter meglio assorbire le asperità del terreno.Uno degli automezzi più famosi di questo tipo è l’Unimog, veicolo progettato dalla Mercedes-Benz e costruito sin dal primo dopoguerra. L’eclettismo di questo tipo di autocarro è dimostrato anche dalla molteplicità di allestimenti in cui può essere trasformato, da quelli per interventi di emergenza in casi di calamità, sino agli allestimenti a duplice uso che gli consentono di muoversi anche lungo dei binari e sulla sede ferroviaria.
Schemi di omologazione
Autocarro con cabina doppia
Autocarro con furgonatura e sponda idraulica
Autocarro con gru e cassone
Autocarro furgonato
Maggiori costruttori di autocarri
Tra i maggiori costruttori di telai per autocarri e di autocarri completi, in attività in Europa si possono citare alfabeticamente:
Bremach
DAF
Fiat Professional
Iveco
MAN AG
Mercedes-Benz
Renault Trucks
Scania AB
Volvo Trucks
Tra i costruttori italiani non più in attività come costruttori di autocarri vi sono invece:
Bianchi
Alfa Romeo[6]
Fiat Veicoli Industriali
Lancia
O.M.
L’autocarro nei media
Nel 1997 sono iniziate le avventure di Overland, con l’utilizzo di autocarri Iveco specificatamente attrezzati e patrocinate dall’UNICEF. Si è trattato di una serie di spedizioni geografiche esplorative su varie rotte che hanno toccato tutti i continenti e da cui è stata tratta una serie di documentari televisivi.
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Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni Private
L’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo (nota con l’acronimo ISVAP) era un’autorità amministrativa indipendente istituita con legge 12 agosto 1982, n. 576 sostituita in tutti i suoi poteri e funzioni dall’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS), con il decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, emanato dal Governo Monti nell’ambito delle politiche di spending review convertita dalla Legge 135/12 (conversione del DL 95/12) che l’ha posta sotto la vigilanza della Banca d’Italia[1].
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1 Struttura
2 Funzioni
3 Note
4 Voci correlate
5 Collegamenti esterni
Struttura
La struttura dell’ISVAP era rappresentata dal Presidente, che esercita anche le funzioni di direttore generale, e il Consiglio, costituito da sei componenti oltre al Presidente.
Il Presidente dell’ISVAP aveva alle sue dipendenze:
l’Ufficio del Presidente e Direttore generale,
l’Internal Auditing,
l’Ufficio stampa.
Sotto tale organo troviamo il Vice Direttore generale ed il Responsabile della Direzione coordinamento giuridico. Al Vice Direttore generale rispondono:
la Direzione coordinamento operativo,
i Servizi di Vigilanza,
l’Ispettorato,
i Servizi Risorse Umane, Studi e Tutela degli Utenti.
L’Isvap è organizzato in dodici Servizi, articolati in sedici Sezioni e sette Uffici.
Il personale in servizio era di circa 350 persone (dati ISVAP al 2008).
Funzioni
L’ISVAP svolgeva diverse funzioni, ora assorbite dall’IVASS, previste dal Codice delle Assicurazioni Private e dal D. Lgs. 7 settembre 2005, n. 209. Negli anni novanta, nonché dall’art. 2 del decreto legislativo 13 ottobre 1998, n. 373, con cui vennero attribuite all’autorità tutte le funzioni in materia assicurativa che prima erano di competenza del Ministero dello Sviluppo Economico e del CIPE, rendendola così un’autorità indipendente dal Governo.
Funzioni principali dell’ISVAP erano:
il controllo della gestione tecnica, finanziaria, patrimoniale e contabile delle imprese di assicurazione;
la vigilanza sull’osservanza delle leggi e dei regolamenti in materia assicurativa da parte delle imprese e degli agenti;
la rilevazione dei dati di mercato necessari per la formazione delle tariffe e delle condizioni di polizza;
la redazione al Governo di una relazione annuale sulla politica assicurativa, un parere settoriale, proposte di risanamento presentate dalle società assicurative;
la collaborazione con le altre autorità indipendenti, per assicurare il corretto esercizio delle rispettive funzioni;
la partecipazione alla determinazione dell’indirizzo amministrativo del settore (L. 9 gennaio 1991, n. 20);
l’autorizzazione all’esercizio dell’attività assicurativa (art. 4, d.P.R. 18 aprile 1994, n. 385);
la vigilanza sulla trasparenza dell’offerta agli utenti (L. 5 marzo 2001, n. 57)
la raccolta dei reclami presentati nei confronti delle imprese assicurative, il mantenimento di un registro dei reclami (circ. Isvap 518/D, 21/11/2003) per facilitare la soluzione delle questioni sottoposte attraverso interventi, provvedimenti e sanzioni nei confronti dei soggetti vigilati.
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Automobile
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Uno dei primi automobili, condotto da Jules-Albert De Dion, nel 1882.
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Il termine automobile, modernamente usato come sinonimo di autovettura, indica un veicolo in grado di muoversi autonomamente, ovvero senza l’ausilio diretto di forze animali, umane o determinate da fenomeni naturali come il vento, la gravitazione o il moto ondoso.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Autovettura, Autoveicolo e Storia dell’automobile.
Indice
1 Aspetti linguistici
1.1 Etimologia
1.2 Da maschile a femminile
1.3 L’auto
2 Note
3 Altri progetti
Aspetti linguistici
Etimologia
Nella lingua italiana il lemma “automobile” deriva pressoché con la stessa accezione dal francese automobile (pronuncia: otomobìl), composto a sua volta dal greco αὐτός (pronuncia: autòs), “stesso, di sé, da sé”, e dall’aggettivo latino mòbilis, “mobile, che si muove”, pertanto con il significato “che si muove da sé”.
Da maschile a femminile
A cavallo tra il XIX e il XX secolo, nell’epoca pionieristica del motorismo, il termine “automobile” era usato al maschile e “gli automobili”[1] rappresentavano tutti i veicoli terrestri e i natanti, destinati al trasporto di persone o cose e mossi da motori a scoppio, a vapore ed elettrici.
L’ambiguità grammaticale del termine – diffusosi dalla Francia in Italia nel 1876 come aggettivo, e quindi concordabile tanto al femminile (“vettura automobile”, “carrozza automobile”) quanto al maschile (“carro automobile”, “veicolo automobile”) – si accentuò intorno al 1890 con il suo sostantivarsi.[2] Inizialmente parve affermarsi il genere grammaticale maschile, come attestato dal Dizionario moderno di Alfredo Panzini che, alla voce “Automobile”, affermava: «Il genere maschile tende a prevalere». Del resto non mancarono le conferme letterarie, a cominciare da Filippo Tommaso Marinetti che, nel suo Manifesto del futurismo (pubblicato su Le Figaro del 20 febbraio 1909), scriveva nell’articolo 4: «Un automobile da corsa [...] un automobile ruggente [...] è più bello della Vittoria di Samotracia.» Similmente Guido Gozzano, al verso 11 della poesia “Totò Merùmeni” (nella raccolta I colloqui, 1911), declamava: “s’arresta un automobile fremendo e sobbalzando”.[3]
In seguito, comunque, nel linguaggio comune prevalse il femminile soprattutto perché l’espressione “l’automobile” venne intesa quale sinonimo della più popolare e generica “la macchina”. A tale trasformazione linguistica contribuì anche l’autorevole opinione di Gabriele D’Annunzio che, in una lettera inviata nel 1923 al senatore Giovanni Agnelli, si esprimeva a favore della declinazione al femminile del termine.[4]
L’auto
L’ultima evoluzione linguistica registrata dalla parola (anche in altre lingue) è la sua abbreviazione in auto, forma ampiamente documentata, oltre che nel linguaggio parlato (l’espressione “auto blu“, per esempio), anche in articoli, studi, libri e in molti titoli di periodici (da La mia auto a Tutto auto, da Auto oggi all’essenziale Auto, per fare solo qualche esempio).[5] In questa forma abbreviata entra a far parte come primo elemento di numerose parole composte relative all’automobile, sia come sinonimi (ad esempio automezzo, autoveicolo, autovettura) sia per indicarne particolari tipi (autoambulanza, autobus, autocisterna ecc.) o altre realtà comunque ad essa connesse (autodromo, autorimessa, autostop ecc.).
Note
^ Sull’aspetto linguistico della nascita dell’industria automobilistica a Torino, cfr. il volume di Elena Fornero, Gli automobili. Il lessico delle prime quattro-ruote tra Ottocento e Novecento, Venezia, Marsilio, 1999. ISBN 88-317-7341-0.
^ Aldo Gabrielli, Dizionario linguistico moderno, Milano, Mondadori, 1961 (3ª ed. riveduta e ampliata), p. 71.
^ Sull’argomento si può vedere l’articolo di Giulio Nascimbeni, “Dopo Panzini e Marinetti l’automobile fu femmina”, sul Corriere della Sera del 22 ottobre 1994, p. 44.
^ Giordano Bruno Guerri, Filippo Tommaso Marinetti, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2009, p. 57. ISBN 978-88-04-59568-7.
^ Cfr. la voce “Auto” sul Vocabolario on line della Treccani.
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