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Autovettura
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L’autovettura o automobile, comunemente chiamata con la forma contratta auto o popolarmente macchina, è un autoveicolo progettato e costruito per il trasporto privato di persone. Una parte rilevante della sua struttura o carrozzeria, di conseguenza, è dotata di sedili, quello del conducente e quelli dei viaggiatori.
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Indice

1 Storia
2 Descrizione generale della categoria
3 Principali tipi di autovetture
3.1 Berlina
3.2 Due volumi
3.3 Monovolume
3.4 Familiare (o giardinetta o “station wagon”)
3.5 Coupé
3.6 Decappottabile
3.7 Spyder (Roadster)
3.8 Veicolo multiuso (o monovolume grande)
4 Voci correlate
5 Altri progetti

Storia
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia dell’automobile.

Dopo i progetti rinascimentali e il prototipo settecentesco di Cugnot basato sul vapore, l’automobile come mezzo di trasporto valido e alternativo alla trazione animale si affermò nell’Ottocento. Per la sua propulsione furono utilizzati numerosi e diversi motori con vari sistemi di alimentazione finché, dopo la prima guerra mondiale, il motore endotermico e la benzina si imposero dovunque su tutti gli altri. Anche esteticamente l’automobile si sviluppò dai primi carri e carrozze direttamente derivati dai veicoli trainati dai cavalli verso forme sempre più autonome, tendenti da un lato a sfruttare le caratteristiche aerodinamiche del mezzo e dall’altro a fornire sempre maggior comfort ai passeggeri. Nel corso del Novecento, i continui miglioramenti tecnici della componente motoristica e le altre innovazioni (gli pneumatici in particolare) non hanno comunque impedito l’elaborazione di progetti innovativi per i motori e i sistemi d’alimentazione delle automobili.
Descrizione generale della categoria

Normalmente le autovetture sono caratterizzate da tre volumi, detti anche vani: l’abitacolo (per il conducente e i passeggeri), la zona destinata ai bagagli (abbastanza contenuta) e il vano del motore. Ciascuna di queste parti può essere o non essere messa in evidenza dal profilo della carrozzeria.

Il numero dei posti può variare da un minimo di due a un massimo di nove, compreso quello del conducente. In alcuni casi i sedili sono permanentemente ancorati alla carrozzeria, in altri casi sono rimovibili. La movibilità dei sedili permette di armonizzare più efficacemente il trasporto di persone con l’occasionale necessità di trasportare delle cose.

La morfologia delle autovetture è abbastanza variabile.
Principali tipi di autovetture

Le immagini che seguono illustrano le forme più diffuse delle autovetture, sulla base delle indicazioni delle Norme ISO 3833:1977, a cui le stesse direttive comunitarie fanno tuttora riferimento.

La carrozzeria è un aspetto fondamentale dell’autovettura e ne permette una più facile identificazione. Le case costruttrici, tuttavia, sono costantemente impegnate a creare nuove forme e funzionalità per i propri autoveicoli, tanto che non sempre è facile ricondurli alle tipologie definite dalle norme.

Sotto ogni immagine è stato riportato il codice di carrozzeria corrispondente. Si tratta della sigla con cui, nell’ambito dell’Unione europea, vengono identificate le carrozzerie delle autovetture. Nelle carte di circolazione italiane (quelle in formato A4), tale codice è annotato nel campo J.2 del secondo quadrante.
Berlina
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Berlina.

Codice di carrozzeria (Direttiva 2001/116/CE): AA

In questa autovettura l’abitacolo e il bagagliaio non sono comunicanti fra loro: ciascuno di essi ha accessi indipendenti. Di solito, l’autoveicolo presenta due (o più) finestrini su ogni fiancata e quattro portiere. I posti totali sono normalmente 4 o 5, distribuiti su due file.

Questo tipo di carrozzeria è detto anche a “tre volumi”.
Due volumi

Codice di carrozzeria (Direttiva 2001/116/CE): AB

A differenza della precedente, in questa autovettura le portiere possono anche essere due e il vano per i bagagli non è completamente separato dall’abitacolo, ma risulta più facile l’accesso dal portellone posteriore. Viene utilizzata questa configurazione soprattutto nel campo delle vetture medio piccole, è quindi utilizzata nella maggior parte delle utilitarie, per poter fornire una maggiore elasticità di carico e poter ospitare, a seconda delle necessità, un maggior numero di passeggeri oppure ridurne il numero a favore di una maggiore volumetria del piano di carico.

Rientrano in questa categoria anche gran parte dei fuoristrada e dei SUV.
Monovolume
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monovolume.

Quasi sempre dotata di quattro portiere, la sua forma è fortemente influenzata dal vano bagagli come nella due volumi; rispetto a quest’ultima si differenzia per l’altezza molto più pronunciata e paragonabile a quella delle SUV. Le altre misure di ingombro differiscono poco da quelle delle normali berline e coupé.
Familiare (o giardinetta o “station wagon”)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Station wagon.

Codice di carrozzeria (Direttiva 2001/116/CE): AC

Quasi sempre derivata da una berlina, la familiare ha, di solito, un profilo abbastanza allungato, dovuto al fatto che il vano per i bagagli è più ampio di quello che caratterizza la ‘due volumi’. Le portiere laterali sono 4 e su ciascuna fiancata possono essere presenti più di 2 finestrini. Nella parte posteriore si trova un portellone.

I posti totali a sedere, in genere, sono 5, ma possono anche arrivare a 7.
Coupé
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Coupé.

Codice di carrozzeria (Direttiva 2001/116/CE): AD

Caratterizzata da una linea sportiva, slanciata e filante, questa autovettura è spesso concepita per due persone, ma sono sempre più frequenti i modelli con posti a sedere anche posteriori, per quanto solitamente definibili “di fortuna”.


Decappottabile
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cabriolet.

Codice di carrozzeria (Direttiva 2001/116/CE): AE

La caratteristica rilevante delle decappottabili è il tetto in tela o in materiale rigido (hard-top) che, all’occorrenza, può essere ripiegato nella parte posteriore per scoprire l’abitacolo. Inoltre da qualche anno si utilizza anche come materiale il cristallo, in modo da dare anche con il tetto chiuso la sensazione di essere “open-air”.

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Premio per il rischio
In economia, il premio per il rischio è la differenza tra il valore atteso di una lotteria (variabile casuale) rischiosa e l’ammontare certo (detto certo equivalente) che un individuo sarebbe disposto ad accettare al posto della lotteria rischiosa.
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Descrizione

In termini della teoria dell’utilità attesa, il premio per il rischio associato a una lotteria \tilde{x} da un individuo dotato di funzione di utilità \ u(\cdot) è un valore \ \pi tale che:

\pi = \mbox{E}[\tilde{x}] - C(\tilde{x};u)

dove C(\tilde{x};u) denota il certo equivalente della lotteria \tilde{x}, definito dalla relazione:

C(\tilde{x};u)=u^{-1}(\mbox{E}[u(\tilde{x})])

e \mbox{E}[u(\tilde{x})] altro non è che l’utilità attesa che l’individuo deriva dalla lotteria \tilde{x}.

In termini meno formali, un individuo per il quale il rischio non ha nessuna importanza assegna alla lotteria \tilde{x} una utilità pari al suo valore atteso \mbox{E}[\tilde{x}], così che il premio per il rischio è pari a 0. In generale, tuttavia, il rischio ha una qualche rilevanza per la valutazione di una lotteria da parte di un individuo; in particolare, un individuo avverso al rischio richiederà una compensazione per il rischio che corre accettando la lotteria \tilde{x}, al di là del valore atteso di \tilde{x}. Tale compensazione è, appunto, il premio per il rischio.
Nella finanza

Nell’ambito della finanza, esiste una ulteriore nozione di premio per il rischio. In questo contesto, il premio per il rischio può essere definito come la differenza tra il rendimento atteso di una data attività finanziaria e il tasso d’interesse privo di rischio.

Nel caso di titoli di debito, esso è calcolato in base alla rischiosità di insolvenza del credito da parte della società emittente di un titolo obbligazionario, ed è noto come credit spread. In particolare, il premio per il rischio (il rendimento) aumenta all’aumentare della probabilità di insolvenza.

Nel caso di titoli azionari, è dato semplicemente dalla differenza tra il rendimento di un titolo, o un portafoglio di titoli, e il tasso d’interesse privo di rischio. La letteratura teorica dell’economia finanziaria utilizza il termine equity premium con riferimento al premio per il rischio dei titoli azionari.

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Assicurazione

In diritto con il termine assicurazione ci si riferisce ad un determinato tipo di contratto avente ad oggetto la garanzia contro il verificarsi di un evento futuro e incerto (rischio), generalmente dannoso per la propria salute o patrimonio.
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Software gestione polizze assicurative
Programma per broker assicurativi
CHIMP – la piattaforma software per broker di assicurazioni e multimandatari
1 Oggetto del contratto assicurativo
2 Assicurazioni obbligatorie
3 Il contratto in generale, nozione
3.1 Il termine
3.2 La solidarietà tra condebitori
3.3 Contratto condizionale
3.4 L’art. 1362 sulle intenzione dei contraenti
3.5 L’interpretazione complessiva delle clausole
3.6 Gli effetti della trascrizione
3.7 L’art. 2704 e la data della scrittura privata nei confronti dei terzi
3.8 La classificazione del contratto di assicurazione
3.9 L’efficacia del contratto ex art. 1372
4 Le principali categorie di assicurazione
5 Requisiti necessari del contratto di assicurazione
5.1 Funzione del contratto di assicurazione
5.1.1 Il contratto di assicurazione contro i danni e la sua funzione indennitaria
5.1.2 Le condizioni generali di assicurazione
6 Il mercato assicurativo e la teoria economica
6.1 Interazioni fra attori del mercato
6.2 L’asimmetria informativa in un mercato assicurativo
7 Assicurazione sanitaria
8 Assicurazione RC auto
9 Voci correlate
10 Collegamenti esterni

Oggetto del contratto assicurativo

L’assicurazione ha lo scopo precipuo di “trasformare il rischio in una spesa”. Infatti attraverso la stipula di un contratto, l’assicurando “quantifica” il danno patrimoniale che esso avrebbe se l’evento garantito (il rischio) si verificasse.
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Più precisamente, si parla dell’esistenza di un’alea di rischio (rischio aleatorio). Affinché si possa concludere un contratto di assicurazione, occorre che l’eventuale verificarsi del rischio non sia controllabile da nessuna delle due parti (né da parte di colui che intende assicurarsi, né da parte della società di assicurazione).

Attraverso il versamento del premio, la società accolla a sé la gestione dell’eventualità del verificarsi dell’evento (detto “sinistro”) al concretizzarsi dello stesso, corrispondendo all’assicurato (ovvero agli eventuali eredi e/o beneficiari da quest’ultimo indicati) il capitale (o la rendita nel caso ad esempio di assicurazioni sulla vita) pattuito.

Il costo determinato, detto “premio (dal latino pretius) assicurativo” viene calcolato in base alla probabilità che l’evento stesso si verifichi. Questa viene determinata sulla base di svariati elementi, i cui principali possono così essere riassunti:

a) tavole statistiche (attuariali);
b) esperienza mutualistica dell’impresa (fabbisogno dell’impresa);
c) esperienza mutualistica del mercato nel detto rischio.

I contratti assicurativi possono essere sottoscritti come libera scelta tra individui (o società) e società di assicurazione e possono riguardare i più svariati campi (assicurazioni sul verificarsi di infortuni, di malattie, di incidenti, di eventi naturali, ecc.).

Una tipologia particolare di questi contratti riguarda gli eventi della vita umana, intesi come morte o sopravvivenza; in quest’ultimo caso, il rischio è rappresentato dal venir meno dei mezzi economici per mantenere il tenore di vita acquisito.
Assicurazioni obbligatorie

Alcune forme assicurative sono obbligatorie: il cittadino (o la società di persone e la società di capitali) è obbligato a contrarre un’assicurazione, alcune volte potendo anche scegliere con quali società stipulare un contratto di assicurazione obbligatorio (come, ad esempio un’assicurazione di responsabilità civile per la circolazione dei veicoli), altre volte invece essendo obbligato a rivolgersi ad un’unica società, tipicamente statale (come, ad esempio, per l’INAIL, assicurazione obbligatoria per la maggior parte dei lavoratori), ovvero, per essere obbligato contro i rischi derivanti dall’utilizzo del gas distribuito tramite le reti attraverso una polizza inclusa nella fattura emessa dalla società a partecipazione pubblica distributrice del gas che a sua volta è assicurata per tramite il Comitato Italiano GAS (CIG).

A fronte dello spostarsi del rischio (dalla persona alla società di assicurazione) la persona paga un importo (detto “premio assicurativo”) alla società di assicurazione che si impegna a sopportare un ben identificato rischio fino ad un determinato capitale assicurato o massimale assicurativo. I due termini (capitale assicurato o massimale assicurativo) hanno due significati diversi.

In campo previdenziale l’assicurazione generale obbligatoria detta A.G.O., è la serie di prestazioni previdenziali corrisposte dallo Stato attraverso gli enti previdenziali ove al posto del premio viene pagata una imposta comunemente chiamata contributi sociali.

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Fata Assicurazioni Spa era una compagnia di assicurazioni che ha operato nel mercato italiano dal 1927 fino al 2007, quando è stata scissa in Fata Assicurazioni Danni Spa e Fata Vita Spa.
Storia

Fondata a Torino con il nome di Scintilla, nel 1927 diviene F.A.T.A Fondo assicurativo tra agricoltori, compagnia operante soprattutto nel settore agricolo del Gruppo Federconsorzi.

Per anni la sua attività assicurativa è leader del mondo agricolo grazie alla presenza all’interno dei Consorzi Agrari.

Negli anni ottanta la compagnia apre anche agenzie generali iniziando anche la distribuzione tradizionale delle polizze.

Nel 1994 entra a far parte del gruppo Ina Assitalia.

Nel 2000, a seguito dell’acquisto di INA da parte di Assicurazioni Generali, Fata entra nel gruppo Generali.

Dal 1º gennaio 2007 FATA Assicurazioni Spa si è scissa in due distinte Compagnie: Fata Assicurazioni Danni Spa e Fata Vita Spa.

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